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Also known as shepherd of the ocean

Se ti affacci sull'abisso potresti avere paura

Calcare

Posted By on 13 maggio 2012

E’ quello che sai che ti uccide o è quello che non sai
a mentire alle mani, al cuore, ai reni
lasciandoti fottere forte
per spingerti i presagi
via dal cuore su in testa, sopprimerli
non sai
non sai
che l’amore è una patologia
saprò come estirparla via

(Afterhours)

Anni fa alla televisione c’era la pubblicità di un prodotto che puliva i filtri delle lavatrici. Uno pseudotecnico mostrava all’incauta casalinga di turno il filtro della sua lavatrice, pieno di calcare e inutilizzabile, poi glielo faceva vedere di nuovo dopo aver usato quel famoso prodotto: era lucido e scintillante, come nuovo.
A volte penso che il mio cuore sia come quel filtro, pieno di calcare, così incrostato da non permettere a nessun tipo di sentimento di penetrarvi; a volte però accade qualcosa che ha su di me lo stesso effetto di quell’omino che arriva e pulisce il filtro con il prodotto miracoloso: una chiacchierata fatta bene, un messaggio senza parole, ma solo con un sorriso, una telefonata lunghissima a tanti chilometri di distanza, una partita interminabile ad Arkham Horror. Dubito che il mio cuore tornerà mai splendido e lucente come il filtro di quella lavatrice: le pubblicità, si sa, esagerano. Però grattar via il calcare, ogni tanto, quello serve, non soltanto perchè è più facile poi essere luminosi per gli altri, ma anche perchè così la luce delle persone che mi circonda può ritornare ad entrarmi nel cuore, e non importa quanto sia difficile lottare col proprio cervello o coi propri sentimenti, da qualche parte, quel filtro splende e scintilla, bisogna solo pulirlo bene.

Agua

Posted By on 9 maggio 2012

Còmo quieres ser mi amiga
si por ti darìa la vida,
si confundo tu sonrisa
por camelo si me miras.
Razòn y piel, difìcil mezcla,
agua y sed, serio problema.

Còmo quieres ser mi amiga
si por ti mi perderia,
si confundo tus caricias
por camelo si me mimas.
Pasiòn y ley, difìcil mezcla,
agua y sed, serio problema…

Cuando uno tiene sed
Pero el agua no està cerca,
cuando uno quiere beber
pero el agua no està cerca.

Què hacer, tù lo sabes,
conservar la distancia,
renunciar a lo natural,
y dejar que el agua corra.

Còmo quieres ser mi amiga
cuando esta carta recibas,
un mensaje hay entre lìneas,
còmo quieres ser mi amiga.

(Jarabe de Palo)

brutti sogni

Posted By on 7 maggio 2012

Questa notte ho fatto un incubo; niente mostri o serial killer, solo la verità, nuda e cruda, perchè la vita vera spesso fa più male dell’invenzione. Poco prima di svegliarmi, la persona che c’era con me nell’incubo, al contempo causa e sollievo, mi ha guardato sorridendo e mi ha detto: “Quando il saggio indica la luna, lo sciocco guarda il dito”. 

Bianco, nero, grigio

Posted By on 5 maggio 2012

Nella mia testa le persone sono bianche o nere. Attorno a me, una miriade di persone bianche, che nemmeno osservo, di cui nemmeno mi curo. Vicine, vicinissime, quelle nere, quelle importanti, quelle che esistono ed esisteranno sempre per me. Se sono circondata da sconosciuti, è come se fossi sola, anche se mi danno fastidio a livello fisico; non sono il tipo di persona che in un posto affollato si alza e va a far conoscenza con qualcuno, per quanto interessante o attraente possa sembrare. Sto bene così, dubito che mai cambierò; eternizzo ogni cosa, persone o sentimenti che siano: ciò che diventa nero, partendo da un grigio indefinito, resta nero e non può, nella maniera più totale ed assoluta, tornare ad esser bianco.
Devo venire a patti col mio cervello, perchè mi sono illusa di far tornare bianco ciò che era nero ma che apparentemente mi sembrava grigio; di grigio, in questo momento, c’è solo il fumo che mi esce dalla testa. Probabilmente passerà molto tempo, ma il colore non sbiadirà in un grigio di indifferenza nè muterà in un bianco, per poi scomparire e fondersi con il muro.
Io eternizzo le anime e penso che gli altri facciano altrettanto, ma forse mi sbaglio; delle due l’una: o la smetto io, oppure accetto che gli altri siano diversi. Credo che stavolta farò un po’ di violenza al mio cervello, quel minimo che basta per capire che gli altri sono diversi, perchè io, il nero non lo faccio sbiadire. Piuttosto aumento il bianco attorno a me e ignoro il resto, perchè se qualcosa vale e conta, per me, resta eterno, anche quando lo lascio lì in un angolino della mia mente e apparentemente me ne dimentico.

Boys don’t cry

Posted By on 25 aprile 2012

La mia solitudine è come un grandissimo pavimento lucido, nel quale mi specchio; ogni tanto, poichè la vita non è perfetta e nemmeno le solitudini, viene un terremoto e cadono calcinacci, polvere e detriti sul mio pavimento di marmo bianco immacolato. Subito mi affretto a spazzolarli via, con fatica, ma a volte i calcinacci mi tagliano le mani e restano dei detriti, piccolissimi, tra uno spazio e l’altro delle piastrelle. Quando però finisco di pulire tutto, nonostante la fatica e il male, il pavimento torna ad essere perfettamente lucido, di un bianco abbacinante. Lo guardo e mi beo della mia grande e perfetta solitudine, ma anche il bianco abbaglia e spesso sento male, e vorrei che quel pavimento fosse un po’ più sporco.
Ho fatto male a qualcuno, questa volta, nel tentativo di pulire via i detriti dal mio perfetto pavimento di marmo bianco, ed è questo che più mi fa male. Perchè l’egoismo umano è grande, e spesso porta a far soffrire qualcuno nel tentativo di alleviare anche la tua, di sofferenza. Ti porta a cercare qualcuno che veda che stai facendo fatica a pulire, che sei da solo a lavorare e ti compatisca, ma poi torni ad osservare il tuo lucido e perfetto pavimento di solitudine, cerchi di dimenticare la fatica e ti accorgi che hai lasciato una ferita da qualche parte. Ferire gli altri per non essere l’unica ad essere ferita, quando tutto parte da te e dalla tua testa.
Questa notte, insonne, pensavo che l’amore non fa per me: passa, mi tocca e se ne va. Ma sono solo calcinacci che cadono sul mio pavimento pulito e che spazzo insieme agli altri, perchè alla fine, ognuno si sceglie il suo, di pavimento. E in effetti il bianco abbaglia e fa male agli occhi, ma tant’è. Forse un giorno chiamerò gli operai, toglierò il marmo e metterò un bel parquet di legno: marrone, caldo e confortevole.

Numbers

Posted By on 3 aprile 2012

Non mi piacciono i numeri pari, sono come i secchioni della classe, quelli che studiano studiano e studiano, ma capiscono poco. Sono prevedibili come certa gente che conoscevo quand’ero adolescente, quando si usciva tra noi, gruppo chiuso, e il sabato sera si andava al pub, e c’erano sempre le stesse persone, che facevano sempre le stesse battute, scontate e banali, e tutti giù a ridere, perchè si era tutti uguali. Io non ridevo, e mi chiedevo cosa ci facessi lì, a guardare il fondo del mio succo al pompelmo e a chiedermi cos’avessi di diverso, io, che trovavo banali e noiosi quei ragazzi che tutti gli altri trovavano divertenti; ragazzi che poi si sono sposati tra loro o si sono messi assieme, per poi lasciarsi. Io continuavo a guardare il pompelmo nel fondo del bicchiere e a pensare che i numeri dispari, quelli sì che sono bellissimi. Non fanno mai battute banali, loro. Non li puoi dividere per due, ottenendo un altro cazzo di numero pari, che se poi dividi per due diventa ancora pari, finchè non ottieni uno. Dei numeri pari, infatti, la peggior specie sono le potenze di due. Come le odio. Loro che si arrogano il diritto di essere potenze di un numero sempre uguale, un numero che si dichiara primo, ma che di fatto è un cazzo di numero pari mascherato da numero originale e diverso dagli altri. Eh sì, lui si vanta, il numero due, perchè ha una radice quadrata che è un numero importante. Ma alla fine, è un numero pari, un banalissimo numero pari.
I numeri pari mi sembrano certe persone che il sabato sera si esce con la tipa, la domenica pomeriggio il calcio e la sera happy hour. Così, avanti tutta la vita.
I numeri pari hanno gli occhi di quella gente con cui uscivo, banale e tutta uguale, che faceva sentire me diversa.
Conosco tanti numeri dispari, adesso. Gente che sfugge la banalità e il conformismo, gente che mi piace, ma che, a volte, in fondo, è un numero pari. Sì, perchè a volte, anche i numeri dispari, a dividerli, danno un risultato pari. In fondo a ognuno di noi c’è un po’ di banalità, che emerge, a volte, mentre a volte è ben nascosta. Cerchiamo tutti di essere anticonformisti, ma poi ci adagiamo nella banalità, prima o poi, e navighiamo nelle nostre abitudini, uguali o diverse che siano da quelle di tutti gli altri.
Io sono un numero primo. Mi divido per me stessa e per uno. Non ho speranza di cambiare, di trovare un divisore, di diventare pari. Invidio i numeri pari o i numeri dispari? Non lo so. A volte sì, a volte no. Il tuo carattere un po’ te lo crei, un po’ è innato; il segreto, forse, sta nell’accettare le luci e le ombre, l’essere numero pari, dispari o primo che sia.
Con buona pace di quella gente con cui uscivo, che ha preso un’altra strada e che io non rimpiango aver perso.

10% di me

Posted By on 19 marzo 2012

Qualcuno mi ha detto che questo blog è il sito personale meno personale che esista, e in effetti è vero. La ringrazio davvero per queste parole, perchè mi hanno fatto riflettere su molte cose attorno a me, ma soprattutto dentro di me, e mi hanno dato la spinta a scrivere un post che da un po’ mi girava in testa.
Io parlo poco di me con chiunque. A volte rivelo elementi della mia vita solo a persone di cui mi fido ciecamente, e per fidarmi di qualcuno mi ci vuole tanto, tanto tempo. Eppure sono capace di ascoltare e molti (credo) si fidano di me. Scrivo in questo blog quello che sento, ma non lo faccio tanto spesso da personalizzarlo abbastanza, nè tanto poco da ritenerlo un blog di attualità o opinioni. Cos’è allora? Mi piace: è’il blog personale meno personale dell’iperspazio. Direi che come definizione calza a pennello e si adatta a me.
Dove sono io? Come mi colloco in questo mondo?
Non sono in una scuola, perchè lì ci lavoro, e non è nemmeno uno solo l’edificio le cui soglie varco ogni giorno. Non ho colleghi, lavoro da sola, qui e là. Vedo volti a cui non riesco affezionarmi, ma lavoro intensamente ogni singolo minuto di ogni singola lezione, eppure il mio posto non è in una scuola.
Non è in una casa con qualcuno, perchè a casa mia non c’è nessuno ad aspettarmi. Solo il babau sotto il letto e una foto bellissima, che sembra scattata apposta ma è stata scattata per caso, quando ancora avevo una parte bianca in quest’anima che spesso è nera, e mi teneva in braccio felice.
Non è su quella strada sulla quale corro per un’ora, tre volte la settimana e nemmeno nei libri sui quali mi addormento, stanca, la sera.
Nemmeno, il mio posto, è nei giochi da tavolo che pur amo e mi fanno divertire o nei supermercati che visito.
Forse il mio posto è un po’ in tutti questi posti e in altri: negli occhi dolcissimi che guardavo sabato sera e in cui vorrei perdermi più spesso, in una voce verde che spesso sento e che da millecinquencento chilometri di distanza riesce a riscaldarmi il cuore e a farmi pensare. E certo, un po’ del mio posto è anche la panchina della Chiesa la domenica, i miei ragazzacci che mi vogliono più bene di quanto non me ne dimostrino, la mia Socia che c’è sempre anche quando tace.
E’ giusto? E’ sbagliato? Il mio posto è un po’ ovunque, dove sono e dove mi ritrovo ad essere, il mio posto è dove il cuore batte e la mente brilla, il mio posto, allora, è anche qui in questo cyberspazio che ogni tanto snobbo e ogni tanto, come oggi, mi dà ispirazioni di post.
L’importante è camminare, non arrivare, e lasciare qualcosa di bello di sè a tutti quelli che nel cammino si incontra.

limericks

Posted By on 11 marzo 2012

Edward Lear non me ne voglia, ma in questo periodo ho in testa i limericks: i suoi, soprattutto, che erano chiaramente i migliori, quelli del buon Gianni Rodari, che ho letto da piccola e imparato a memoria e, putroppo, i miei, che ho tentato di creare:

Una ragazza di Caronno Pertusella
credeva d’essere assai bella
un giorno si mise in mostra
restando a testa in giù su una giostra
alla festa di Caronno Pertusella

C’era una cantante di Arcisate
che amava col coltello sbucciar le patate
e la gente diceva: “Tant’è!
con le patate ci farà il purè”
Quella bionda cantante di Arcisate

La pioggia di marzo

Posted By on 6 marzo 2012

E mah è forse è quando tu voli rimbalzo dell’eco
è stare da soli
è conchiglia di vetro, è la luna e il falò
è il sonno e la morte è credere no
margherita di campo è la riva lontana
Artù babau e la fata Morgana
è folata di vento onda dell’altalena un mistero

profondo una piccola pena
tramontana dai monti domenica sera il contro è

il pro è voglia di primavera
è la pioggia che scende è vigilia di fiera è l’acqua

di marzo che c’era o non c’era
è si è no è il mondo com’era è Madamadorè

burrasca passeggera
è una rondine al nord la cicogna
la gru, un

torrente una fonte una briciola in più
è il fondo del pozzo è la nave che parte un viso

col broncio e stare in disparte
spero credo è una conta è un racconto una

goccia che stilla un incanto un incontro
è l’ombra di un gesto, è qualcosa che brilla il

mattino che è qui la sveglia che trilla
è la legna sul fuoco, il pane, la biada, la caraffa

di vino il viavai della strada
è un progetto di casa è lo scialle di lana, un

canto cantato è un’andana è un’altana
è la pioggia di marzo, è quello che è
la speranza di vita che porti con te
è la pioggia di marzo, è quello che è
la speranza di vita che porti con te
è mah è forse è quando tu voli rimbalzo dell’eco
è stare da soli
è conchiglia di vetro, è la luna e il falò
è il sonno e la morte è credere no
è la pioggia di marzo, è quello che è
la speranza di vita che porti con te
è la pioggia di marzo, è quello che è
la speranza di vita che porti con te

(Mina)

San Cirillo e Metodio

Posted By on 14 febbraio 2012

Siccome oggi i più dicono sia San Valentino, e questa mattina dalla parrucchiera mi sono divertita ad ascoltare due signorine che discorrevano di questa ricorrenza, ho pensato ad un omaggio ad uno dei personaggi dei fumetti che maggiormente amo: Charlie Brown, che per me è Ciccio, come lo chiama Piperita Patty. Periodicamente prendo in mano le strisce dei Peanuts e, leggendole, non posso fare a meno di pensare a questo bambino con la testa rotonda che assomiglia un po’ a me e di sorridere. Timidissimo, un po’ sfigato, che fa discorsi da grande conservando un’anima da ragazzino.
Quando Shulz è morto, anche i Peanuts si sono estinti insieme a lui, perchè, per volontà del loro creatore, nessun’altro può disegnarne le strisce. E così Ciccio resterà sempre innamorato della Ragazzina dai Capelli Rossi, Lucy di Schroeder e Snoopy sarà sempre il bracchetto superfico con l’amico pennuto Woodstock, e scriverà sempre storie che iniziano con “era una notte buia e tempestosa…”. Credo sia giusto così: non avrebbe alcun senso far crescere questi ragazzini, o far diventare Charlie Brown un adolescente, magari sfigato e un po’ nerd. Il bello dei Peanuts è che sono sempre gli stessi, una certezza per chiunque li legga oggi, per quelli che li hanno letti a partire dalla loro creazione, tanti e tanti anni fa, e per i bambini che (forse) li leggeranno in futuro; non potrei mai amare Ciccio se non fosse come Shulz l’aveva creato o se diventasse improvvisamente un ragazzino al passo coi tempi.
Anche nell’amore dei Peanuts c’è un sapore nostalgico, di anni ’60, di lettere di San Valentino scritte e mai consegnate, o di lettere che si attendono e non arrivano. Un amore ingenuo e tenero, proprio come loro.
E comunque, oggi si festeggiano anche i Santi Cirillo e Metodio, compatroni d’Europa insieme a San Benedetto da Norcia. Io fossi in loro mi offenderei parecchio: tutti cagano un Santo inflazionato e ne approfittano per comprare cioccolatini e rose che poi appassiscono e di loro non si ricordano mai.

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